Un islam che accoglie tutti: il sermone di Agostino Yassin Gentile

In Napolislam del giornalista Ernesto Pagano si racconta una Napoli poco nota alle cronache nazionali, che convive quotidianamente e pacificamente con la tradizione, le usanze e il folklore partenopeo: quella dei neoconvertiti all’Islam.
Uomini e donne dalle storie personali molto differenti che si sono però riconosciuti e ritrovati in maniera simile in una spiritualità lontana da quella dei loro padri.

Pagano li incontra, conversa con loro, ne riporta le parole, i pensieri, le emozioni. Oggi andiamo a conoscere l’imam della moschea di Piazza Mercato, Agostino Yassin Gentile, uno dei protagonisti del suo libro-reportage.

Originario di Boscoreale, un comune dell’area metropolitana di Napoli, la sua conversione è avvenuta dopo l’incontro con dei fratelli nordafricani: inizialmente, dopo le preghiere e i rak’a (prostrazioni rituali), Agostino tornava alla sua vita di sempre: la comitiva, le uscite in gruppo, il tifo per il Borgoreale calcio. Poi arriva un momento in cui decide di approfondire lo studio dell’islam, e abbandona l’Italia.

«La vita all’università consisteva praticamente solo di studio» racconta. La mattina sveglia presto, poi a studiare alla moschea del Profeta, a Medina, fino alle dieci di sera.
Quando ha rimesso piede a Napoli dopo cinque anni di studio in Arabia Saudita aveva trent’anni e la stessa capacità oratoria degli imam dello Hijaz.

E qui è iniziata la vera sfida. Quando è arrivato, la moschea di Piazza Mercato era sotto costante controllo di Digos e Servizi Segreti, in quanto luogo di proselitismo da parte di alcuni algerini legati al GSPC («Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento», una costola di Al Qaida). Yassin ha raccolto con coraggio una sfida apparentemente impossibile e nelle vesti di imam ha saputo ricucire i rapporti con la comunità locale per costruire un futuro comune.

Un’altra rivoluzione che Agostino ha portato è stata aprire la comunità, prima a prevalenza algerina. Ad esempio, ha introdotto il riassunto della Kuthba (il sermone pronunciato dall’imam il venerdì) in italiano per farla capire ai musulmani che non parlano arabo. Le centinaia di partecipanti alla preghiera sono ora di molte etnie diverse e il risultato è un multiculturalismo pacifico e aperto, perfettamente integrato con il resto del quartiere. Da centro di proselitismo terroristico, la moschea è diventata la dimostrazione che l’islam può coesistere pacificamente con altre culture e tradizioni.

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