Ernesto Pagano: da Napoli al Cairo raccontando la realtà

Napolislam è un viaggio affascinante che mette in crisi la concezione della nostro Paese e della cultura italiana. Parliamo della realtà di quella parte della comunità napoletana che è entrata in contatto e si è confrontata con la religione e la cultura islamica, uscendone radicalmente cambiata.

Il libro-reportage, uscito oggi in tutte le librerie, racconta le storie e i percorsi di alcuni neoconvertiti, da Ciro, il tassista riccioluto che cercava Maradona e ha trovato Allah, ad Agostino, l’imam della moschea di piazza Mercato. Ciò che ne emerge è una convivenza pacifica tra identità molto diverse, una sovrapposizione di tradizioni e usi che crea una “nuova” cultura, originale e affascinante.

Ernesto Pagano, l’autore, è un giornalista e vive da anni al Cairo, dove lavora come corrispondente e traduttore. Ha collaborato per testate del calibro di “Internazionale”, così come a programmi televisivi di punta come “Report” e “National Geographic Channel”. Per conoscerlo meglio gli abbiamo proposto di rispondere al nostro Questionario Proustiano:

Il tratto principale del suo carattere?
La resilienza. Almeno così mi piace pensare.

L’incontro che le ha cambiato la vita?
Quello con mio figlio, appena fuori dalla sala parto. Pareva un pugile appena uscito da un incontro di boxe. Ci ho messo un po’ a capire chi era e cosa avrebbe combinato alla mia vita.

Sogno ricorrente?
Nessuno. Ogni notte uno diverso.

Il giorno più felice della sua vita?
Ce ne sono diversi, di pari intensità. Il primo che mi viene in mente è quando ho imparato a guidare la vespa.

E il più infelice?
Quando è morta mia nonna.

La persona scomparsa che richiamerebbe in vita?
Giulio Regeni e i ragazzi come lui.

Quale sarebbe la disgrazia più grande?
Trovarsi a vivere in un’Europa disintegrata e in guerra.

Il piatto preferito?
Impepata di cozze. A pari merito con gli ziti alla genovese.

Il suo primo ricordo?
Quando sono andato per la prima volta sulla bici senza rotelle. Ricordo l’esaltante miscuglio di precarietà e libertà.

Libro preferito di sempre?
Cattedrale, di Raymond Carver.

Film cult?
C’era una volta in America.

La canzone che fischietta più spesso sotto la doccia?
In genere non fischio, canto. Ma sempre cose diverse, da De André a Maria Nazionale.

Se dovesse cambiare qualcosa nel suo fisico, che cosa cambierebbe?
Su quello c’è poco da scervellarsi: mi farei ritornare i capelli.

Il suo primo amore?
Una bambina bruna di cui non ricordo il nome. Avevo circa sei anni.

Qual è la sua occupazione preferita?
Se avessi tempo, sarebbe quella di camminare nelle città senza una meta precisa. In genere mi accontento di strimpellare la chitarra o leggere ad alta voce un romanzo.

Il suo motto?
Vivere liberi, o morire.

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