Quattro chiacchiere con Elena Scigliuzzo

Un caustico scrittore di grande successo, una giovane ragazza determinata e razionale. Due linee parallele che non potranno mai capirsi? Ne Il giardino di Penelope – il nuovo romanzo di Elena Scigliuzzo – niente è come sembra, ma scalfire la superficie dell’apparenza non sarà facile. Per parte nostra, oggi cerchiamo di andare un po’ sotto la pelle dell’autrice, per cercare di scoprire qualcosa di più sul suo conto…

Il tratto principale del tuo carattere?
La malinconia.

L’incontro che ti ha cambiato la vita?
Quello con un uomo, quando avevo un po’ più di vent’anni, ma in realtà ho un carattere per cui trovo sempre il modo di cambiare drasticamente da sola.

Sogno ricorrente?
Urlare la mia rabbia contro una persona orribile.

Il giorno più felice della tua vita?
Sono due. Uno è troppo personale. L’altro è il giorno in cui ho passeggiato per la prima volta per Oxford. Era gennaio, un freddo tremendo e io avevo il naso infiammato dall’influenza più terribile della mia vita presa la settimana prima di partire. C’era odore di caffè e di gelo, le guglie dei college nel cielo cupo, e io mi sentivo a casa. Nel periodo che ho passato per studiare tra Londra e Oxford (sono un’archeologa e studiavo una collezione del British Museum) mi sono sentita miracolosamente al mio posto, una cosa che di solito è impossibile.

E il più infelice?
Quando morì mio padre, all’improvviso. Avevo vent’anni.

La persona scomparsa che richiameresti in vita?
Mio padre, ma se la domanda riguarda persone famose, credo che al mondo farebbe bene riavere indietro un grande creatore di bellezza come Johann Sebastian Bach.

Quale sarebbe la disgrazia più grande?
Arrendersi e perdere la curiosità.

Il tuo eroe o la tua eroina?
Nella vita reale, mia madre per la sua grande generosità e tutte le persone che esplorano terre sconosciute.
Nella vita immaginaria, il principe Andrej di Guerra e pace, una di quelle anime di carta che sento più vicine.

Il piatto preferito?
Quelli della cucina salentina.

Il tuo primo ricordo?
Non so se è il giardino della mia nonna paterna oppure il momento in cui mio padre mi annunciò che stava per nascere la sorellina.

Libro preferito di sempre?
Guerra e pace.

Film cult?
I duellanti di Ridley Scott.

La canzone che fischi più spesso sotto la doccia?
Sto zitta perché sotto la doccia riesco a mettere a posto i pensieri.

Il tuo primo amore?
Non ne ho idea, ma sicuramente il personaggio di una storia.

Qual è la tua occupazione preferita?
Scrivere e leggere, a pari merito, con la differenza che ovviamente scrivere non mi rilassa per niente.

Il tuo motto?
Non è un vero e proprio motto ma una canzone: Over the rainbow.

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