Ludovica Cicala: l’intervista

L’autrice di Insomnia, in occasione dell’uscita del suo secondo libro Phobia, si racconta in un’intervista

Abbiamo incontrato Ludovica Cicala che, dopo il suo successo avuto lo scorso anno con Insomnia, è tornata come si poteva intuire con il sequel Phobia, in libreria già dall’11 maggio. Ecco cosa le abbiamo chiesto e come ci ha risposto.

Lo scorso anno hai esordito con Centauria con il libro Insomnia. Adesso sei di nuovo qui con il tuo secondo libro. Pensando a come è iniziata la tua carriera da scrittrice, come ti senti?

Emozionata, e fortunata. Scrivere è sempre stato il mio grande sogno e vederlo realizzato in forma così concreta è quasi surreale.

Ogni esperienza porta con se grandi emozioni, ma anche degli insegnamenti. Nello scrivere il tuo secondo libro, pensi di aver fatto un passo in avanti come scrittrice? 

Senza dubbio sono maturata molto come autrice; a livello di trama, di costruzione della storia, di stile narrativo, ho notato un netto miglioramento, una crescita vera e propria. Ho la sensazione di essere riuscita a dare più ritmo alla narrazione, a renderla in qualche modo più reale, più viva, benché la trama fosse molto più complessa rispetto a Insomnia. Mi sento doppiamente fiera di me stessa. (Ride)

Un’avventura ricca di fascino e terrore, tradimento, gelosia, riscossa. Che cosa dobbiamo aspettarci da questo sequel?

Più azione, più psicodrammi, la follia che incombe e degenera – insomma, ordinaria amministrazione con una guerra alle porte.

Sei giovanissima e hai ancora un grande percorso davanti a te. Quando hai capito che scrivere sarebbe stata la tua strada?

Da sempre le storie sono state parte della mia vita; a causa della mia educazione singolare, non c’è stato un momento della mia vita in cui non ci fosse una storia da narrare. All’asilo scrissi una favola brevissima, che le maestre decisero di mettere in scena tramite recita; a otto anni mi resi conto che immaginavo trame e sottotrame per ogni personaggio che disegnavo. Credo in fondo che chiunque abbia qualcosa da raccontare, e per me raccontare è un ottimo modo di esistere. Dopotutto la vita non è un’unica grande storia?

Che consiglio senti di dare ai tuoi coetanei che sognano di pubblicare un libro?

La gente prima di avere velleità da scrittore deve avere velleità da lettore. Poiché l’originalità va ricercata nella scrematura di ciò che è già stato fatto, e può accadere solo conoscendo molte storie, e quindi dopo aver letto molto. Dunque il mio consiglio è: leggete. Imparate. Apprendete. E mettetevi in gioco. Siate senza paura.

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